Intelligenza vegetale: un “cervello” distribuito

Come indicato al primo punto del nostro manifesto etico, crediamo nell’ibridazione e nella contaminazione intellettuale: seguendo questo principio abbiamo voluto provare ad applicare quanto emerso dagli studi e dalle ricerche di Stella Saladino e Stefano Mancuso sull’intelligenza vegetale.

Le piante sono su questa terra da 700 milioni di anni: homo sapiens da appena 200.000 anni.

Stefano Mancuso

C’è un rapporto di circa 1 a 3.500. La storia umana, insomma, rappresenta meno dello 0,003 di quella delle piante che, evolutivamente, hanno imparato a sopravvivere, senza potersi spostare: un affinamento di strategie di sopravvivenza che merita di essere imitato.

Le imprese sono spesso organizzate imitando, invece, il modello del corpo umano: un cervello, ossia un “capo” e degli organi specializzati, con una gerarchia ed un sacco di colli di bottiglia. Se un organo si ammala (o non funziona a dovere) ne risente l’intero organismo. Non il massimo della resilienza e dell’antifragilità.

Un’organizzazione, al contrario, decentralizzata, può resistere meglio agli accidenti della vita: una pianta può vivere anche se privata dell’80% dell’apparato arboreo o radicale. Nessun essere umano vivrebbe, invece, con tali percentuali di mancanze, così come nessun’azienda sopravvivrebbe senza la stessa percentuale di clienti, collaboratori, risorse, funzioni o strutture.

Non è facile trasformare le organizzazioni da verticali e centralizzate in orizzontali e distribuite: anni di cultura e prassi aziendali hanno sclerotizzato il pensiero e le visioni.

Per questo abbiamo deciso di fare la nostra parte, sviluppando Bosco Legale: vogliamo dimostrare che un’organizzazione simil-vegetale è possibile: come le piante, comunichiamo tra di noi, usando un nostro linguaggio particolare, fatto di etica, di fiducia e rispetto, di conoscenza diretta e di risonanza emotiva e intellettuale. Questo ci consente di scoprire quello che non sappiamo di non sapere, di scambiarci conoscenze ed esperienze che siano rilevanti e salienti e di condividerle con tutte le imprese che vorranno scoprire un nuovo modo di organizzarsi.

Vogliamo ossigenare la classe imprenditoriale italiana con un diritto vivo ed utile.

Bosco Legale

Il futuro delle imprese dipende anche da come affrontano i rischi legali ed insieme a chi.

Giuristi bottom-up

La legge è tipicamente top-down, calata dall’alto e spesso vissuta come una zavorra burocratica, anche perché è francamente incomprensibile alle persone normali che dovrebbero conoscerla ed applicarla: spesso l’applicazione del diritto si limita ad una trasposizione su carta, con prassi operative e comportamenti reali assai diversi da quanto formalmente dichiarato.

Così si verificano incidenti sui luoghi di lavoro; si assiste la fenomeno dilagante delle certificazioni solo formali, al greenwashing o all’ethicwashing. Alla legalità solo apparente.

Vogliamo provare a cambiare qualcosa. Non tutto.

Una legge che non tradisca, in sede operativa, le promesse e le premesse teoriche dovrebbe essere come le regole degli scacchi: chiara, comprensibile e nota a tutti.

Qualcosa di impossibile in un Paese con più di 100.000 leggi.

Tuttavia una società civile e moderna non si può permettere un’imprenditoria che continuare ad applicare la legge controvoglia, quando non se ne può fare a meno o con risorse limitate (la formazione finanziata, ad esempio, è un ottimo strumento per sviluppare nuove competenze in azienda: crediamo che sia una delle porte attraverso le quali fa entrare un’innovazione di pensiero).

Ricorrere ad un professionista per una consulenza non è più un modello attuale ed efficiente per un mondo complesso.

Il giurista deve fare divulgazione per informare le imprese e consentirgli di comprendere davvero le priorità della propria azienda: ma per farlo occorre saper comunicare in modo efficiente per generare valore autentico.

Riuscirci è la nostra sfida.